Narrativa

Un’incantevole estate in Montana

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La vita nelle terre dell’Ovest

Un’incantevole estate in Montana di Bertha M. Bower è stato pubblicato per la prima volta nel 1909 ed è un romanzo che coniuga amabilmente le atmosfere Western con quelle del romance.

La protagonista, Miss Beatrice Lansell, giunge nello stato del Montana per trascorrere l’estate al ranch del fratello Dick. Appena arrivata, si trova immersa in un paesaggio che non somiglia affatto a quello della east coast al quale è abituata: terre che si estendono a perdita d’occhio con ampie praterie, boschi, fiumi e cieli infiniti. Sicuramente la vita laggiù è più spartana, piena di disagi e imprevisti ai quali adattarsi, eppure per Beatrice “qualsiasi cosa è meglio della noia mortale di Newport.”

Anche in un territorio così vasto e isolato non mancano i vicini di casa e la ragazza fa ben presto la conoscenza di due uomini. Il primo è Sir Redmond, un inglese che dopo aver combattuto la guerra boera ha deciso di trasferirsi in quelle ampie praterie per investirvi i propri capitali.

Affascinato da Beatrice, il nobile inizia a corteggiarla con la gentile ostinazione di chi, potendo vantare un titolo, è sicuro delle proprie possibilità. Non sembrano pensarla allo stesso modo la giovane e suo fratello Dick i quali, invece, non si sentono a proprio agio con questi retaggi da Vecchio Continente.

“Vorrei, Dick,” rispose Beatrice, in modo un tantino petulante, “che la smettessi di chiamarlo Milord”.

“Milord non è male come nome” insistette Dick. “E’ già abbastanza brutto dargli del Sir in faccia, non mi va di chiamarlo così alle sue spalle, Trix. Non siamo abituati ai titoloni da queste parti e non si addicono al nostro paese, in ogni caso”.

Il secondo giovane col quale Beatrice fa conoscenza è un amico di Dick, il cowboy Keith Cameron. Egli sembra attratto dal temperamento vivace della nuova arrivata, così curiosa di conoscere e ansiosa di prendere parte a ogni cosa con l’entusiasmo di chi vuole abbracciare lo stile di vita delle terre dell’Ovest.

A contatto con una natura tanto meravigliosa e incontaminata, Beatrice si diletta a scattare foto con la sua Kodak. Ma, in realtà, tanta bellezza cela anche diversi pericoli, come non manca di ricordarle sua madre.

“Da queste parti, con miglia e miglia di terreno a pascolo, e senza la protezione della polizia…tutto è possibile. Potremmo venire assassinati tutti quanti, e nessuno ne saprebbe nulla per giorni, o persino settimane.”

Nonostante le preoccupazioni della madre siano fondate, il pericolo maggiore per una ragazza, persino nel selvaggio West, non sembrano essere i pericolosi banditi o la natura imprevedibile, bensì i corteggiatori.

A infastidire Beatrice non sono tanto le loro attenzioni quanto il fatto che essi non prendano neanche in considerazione l’idea che lei possa rifiutare una proposta di matrimonio e preferire invece la libertà e l’indipendenza…

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Credits: Foto di Unsplash/Museums Victoria

Quando nel 1889 Bertha M. Bower si trasferisce nell’Ovest con la sua famiglia il Montana è appena entrato a far parte degli stati dell’Unione. E’ un territorio immenso e pieno di opportunità poiché oltre alle fabbriche e alle miniere ospita pascoli e ranch in abbondanza.

“Adoro questa campagna così vasta” […] “Si può respirare a lungo, e profondamente, senza privare di ossigeno i propri vicini. Tutto è così grande, e ampio, e generoso, qui. Si può cavalcare per miglia e miglia attraverso posti maestosi e selvaggi…e grazie al cielo non ci sono pubblicità di sigari, lieviti per dolci, o pasticche, appiccicate sulle rocce! […] Temo che la vostra Inghilterra risulterebbe piccola e affollata dopo un mese o due da queste parti.”

Tuttavia, quei terreni che inizialmente erano liberi e a disposizione di chiunque volesse lavorarli vengono man mano recintati col filo spinato da coloro che dispongono di un capitale maggiore in quanto finanziati da grossi investitori. Questo repentino passaggio cambierà radicalmente lo spirito di quei territori.

La Bower inizierà a scrivere romanzi, raccontando questa parte di mondo che conosce così bene, per rendersi economicamente indipendente dal primo marito (ne avrà tre in tutto). Nella sua lunga carriera di scrittrice, durante la quale pubblicherà più di sessanta romanzi, firmerà sempre i suoi lavori come B. M. Bower. Fu il suo editore a suggerirle questa mossa onde evitare che, rendendo noto di essere donna, le ottime vendite dei suoi libri potessero crollare.

Scrivere – e per di più Western – era infatti da sempre considerato un mestiere da uomini. Ma in quegli anni la nascente industria di Hollywood era sempre in cerca di storie da utilizzare per il grande schermo e, quando si rese conto del potenziale nei romanzi della Bower, le propose di collaborare alla realizzazione di film. Alcuni vennero tratti dai suoi stessi romanzi come nel caso di Chip of the Flying U, altri furono scritti direttamente per il cinema.

Da una terra di pionieri com’era il vecchio West non poteva che venir fuori una scrittrice come Bertha: audace, volitiva, spartana, libera. La sua prosa è semplice e ariosa come i territori dai quali è scaturita e le sue storie raccontano un mondo che già all’epoca era destinato a tramontare.

Tuttavia, è proprio grazie a scrittori come la Bower e alla potente industria di Hollywood se gli americani hanno la loro epica nazionale fatta di indiani e cowboy, banditi e sceriffi, cercatori d’oro e mountain men. L’affascinanante e intramontabile mito della frontiera.

Per ragioni di copyright non ho potuto inserire una vera foto dell’autrice. La donna che vedete ritratta qui sopra non è la Bower, bensì una sua contemporanea che a mio avviso un po’ le assomiglia. Sul sito della casa editrice Liberty Bell, però, si trovano alcune bellissime foto di Berta M. Bower e dei luoghi da lei raccontati. Vi consiglio di dare un’occhiata!

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