Narrativa

Bravo, burro!

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La forza dell’amicizia e del coraggio

Nel 1970 viene pubblicato “Bravo, burro!” un romanzo che John Fante scrive per un pubblico di ragazzi insieme allo sceneggiatore Rudolph Borchert.

La vicenda è ambientata in un Messico colorato e festoso, dal sapore antico. In questa terra soleggiata e polverosa sorge la grande e laboriosa hacienda di don Francisco nella quale vivono e lavorano cinquanta famiglie.

Dalle porte aperte si potevano vedere i focolari accesi, e nell’aria c’era un profumo di tortillas fritte e di salse piccanti. I bambini giocavano sulla via, mentre i vecchi se ne stavano seduti a fumare e a godersi la piacevolezza della sera.

Il giovane Manuel abita insieme al padre Juan. Quest’ultimo all’interno della hacienda si occupa dei recinti dei tori, il più possente dei quali risponde al nome di Montaña Negra. Il valore del toro è davvero grande ed è quindi sulle sue possenti spalle che poggia l’intera sicurezza economica della hacienda.

In passato in realtà era ben altro il lavoro svolto da Juan il quale poi, a seguito della morte della moglie, si è lasciato andare annegando i propri dispiaceri nella tequila. Nemmeno l’amore per il figlio sembra dargli la forza di rimettersi in sesto. Juan Cabriz è un uomo che ha perso la fiducia nella propria possibilità di ricominciare.

Suo figlio Manuel è invece un ragazzino intraprendente e responsabile che va scuola “per imparare ad essere intelligente” perché crede in un futuro luminoso per sè e per il padre. Una sera, mentre torna a casa si imbatte nella lotta alquanto impari tra un burro, ossia un asinello, e un puma. Incuriosito dalla sorte dell’asinello, il ragazzo si acquatta dietro ad una roccia per osservare la scena. Ciò che vede lo lascia di stucco e il giorno dopo lo racconta con entusiasmo a tutta la classe.

“Però un uomo non può modellare la propria vita prendendo esempio dagli animali. Un burro è un burro. Ma tu, Manuel, sei un essere umano”.

Manuel si mise a riflettere su questa cosa.

“Suppongo di si”, ammise. “Ma il coraggio è il coraggio, non importa da dove viene, se da un uomo o da una bestia”.

Come ognuno di noi, infatti, anche Manuel sa che il futuro va costruito innanzitutto nella propria immaginazione e poi, una volta che lo si è visto e desiderato, si cercano il coraggio e i mezzi per costruirlo. Ed è per questo che tutti noi veniamo continuamente ispirati da storie o gesti di coraggio e audacia.

Ma Manuel non è l’unico nella hacienda che guarda al domani con ottimismo. Il figlio di don Francisco, Carlos, è pieno di proposte e progetti che prevendono di cambiare le colture introducendone di nuove che siano più semplici da gestire e più facili da vendere sul mercato. Ma la sua visione rosea si scontra con la stanchezza e lo scetticismo del vecchio don Francisco.

“Quando guardo questa grande pianura, padre, vedo campi verdi a perdita d’occhio, fino alle montagne. Vedo alfalfa, grano, frumento, cotone, soia. Vedo una hacienda piena di vita e del tutto autosufficiente.

“Io vedo cose diverse, figlio mio. Ma i miei occhi sono rivolti al passato. Quello che vedi tu è il futuro.

Poi, un giorno, Juan Cabriz combina un vero e proprio disastro. Nel giro di poche ore vende l’asinello di Manuel senza chiedersi se ciò possa ferirlo e tra i fumi dell’alcol fa anche scappare Montaña Negra dal recinto, gettando così la hacienda nel timore della rovina e attirandosi l’odio dell’intera comunità.

Toccherà al giovane Manuel prendere il coraggio a quattro mani e mettersi in viaggio per riportare a casa il suo amato burro e il possente Montaña Negra e provare a salvare il destino di cinquanta famiglie e anche quello di suo padre.

La missione è difficile e, in fondo, lui è solo un ragazzino. Ma il giovane Manuel ha un cuore grande e pieno di fiducia.

“Padre che cos’è la fede?”

“La fede? Perché me lo chiedi?”

“Voglio saperlo.”

“La fede è molte cose. E’ l’affidarsi a Dio, o la fiducia in un nostro simile, o il fidarsi ciascuno dell’altro. Credere nell’impossibile: questo è la fede.”

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Credits: Foto di Unsplash/British Library

Ho conosciuto il vecchio John quando avevo quindici anni. Un pomeriggio qualunque mio papà tornò dalla libreria con “Dago red” una sua raccolta di racconti. Porgendomi il libro mi disse: vedi se ti piace, sembra interessante. Lui che da ragazzo aveva amato i libri di Hemingway e Saroyan questo John Fante non lo aveva mai sentito nominare. Però forse avrà pensato che gli sarebbe piaciuto leggerlo alla mia età.

Ricordo che sul momento la trama non mi aveva colpito più di tanto e il fatto che fossero racconti peggiorava la situazione perché non sono mai stata una grande amante delle short stories. Tuttavia, da lettrice vorace quale ero già allora gli diedi comunque una possibilità ed è stato così che mi si è spalancato un mondo.

Seppur pensato per un pubblico adolescente “Bravo, Burro!” è una storia dolcissima che contiene tutti gli ingredienti tipici dell’universo letterario fantiano. L’unica vera variazione è che per una volta siamo in Messico e non nel freddo Colorado e non è protagonista una famiglia di immigrati italiani.

Chi conosce Fante sa, infatti, che nella sua vita ha scritto solo otto romanzi e cinque raccolte di racconti. Tutti sono brevi e narrano più o meno la stessa storia: un padre alla deriva orgoglioso e irascibile, per il quale l’american dream non si è avverato e un figlio che invece crede nel proprio futuro e nella possibilità di riscatto. A questa trama fanno poi da sfondo il senso della fede, le ristrettezze economiche e il marchio delle origini italiane dal quale affrancarsi.

Descritte così sembrano quasi storie drammatiche di personaggi sconfitti. In realtà la maggior parte dei suoi libri non trasmette questo. La voce di Fante esce con forza dalle sue pagine ed è una voce piena di vita, affamata di successo e di amore. La voce di chi lotta e non si arrende, quindi di certo non la voce di un perdente. Come consuetudine vuole, le sue opere considerate più importanti sono anche quelle più malinconiche. Ma io voglio farvi conoscere i romanzi del Fante più ironico e vitale.

So per esperienza che il suo stile e i suoi temi non fanno breccia nel cuore di tutti, c’è chi gli si approccia con tante aspettative e poi ne rimane deluso. Non posso quindi garantirvi che per voi sarà amore come lo è stato per me. Tuttavia se è vero che la grandezza di uno scrittore si vede dalla resa della sua opera minore, allora vi consiglio “Bravo, burro!” come primo incontro con Fante e il suo affascinante mondo.

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