Narrativa

Un incantevole aprile

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Quattro donne e un castello

Non avendo mai letto nulla di Elizabeth von Arnim ho deciso di fare la conoscenza di questa scrittrice da quello che è il suo libro più famoso e apprezzato “Un incantevole aprile“, pubblicato nel 1922 e ambientato nel glorioso scenario primaverile della Riviera ligure.

La storia comincia in una bigia Londra. E’ un piovoso e tetro pomeriggio di febbraio quello in cui Lotty Wilkins scorge un interessante annuncio sul Times riguardante un piccolo castello medievale situato in Italia, sulla costa ligure, disponibile all’affitto per l’intero mese di aprile.

Lotty è una trentenne intelligente, vivace, generosa e audace che si ritrova, suo malgrado, intrappolata in una vita che non le appartiene e non la rende felice. Sposata ad un uomo rigido, noioso e distante, l’unico scopo delle sue giornate sembra essere quello di fargli trovare in tavola una buona cena.

Ecco perché la possibilità concreta di concedersi una vacanza rigenerante, in un posto lontano e seducente come la soleggiata e rigogliosa primavera italiana, offre a Lotty l’occasione di dar spazio al suo bisogno di avventura, di apertura alla vita e al cambiamento.

L’unico intoppo che le si pone è di natura economica. Infatti, pur avendo un proprio gruzzoletto messo da parte nel corso degli anni, sa di non potersi permettere l’affitto di un intero castello.

Le servono delle compagne di avventura, donne desiderose come lei di prendersi una pausa dalle proprie vite e pronte a tuffarsi in una romantica fuga in Italia, lontane dalla rigida società londinese. La proposta è talmente allettante che Lotty non fatica a trovare altre tre donne interessate al viaggio e così, ben presto, si trovano tutte a partire per la Liguria.

Come previsto, il posto ha tutto l’aspetto di un paradiso terrestre. Trovandosi immerse in tanta bellezza e avendo finalmente a disposizione tempo e spazio tutto per sè, le quattro donne vanno incontro ad un lento ma decisivo cambiamento interiore. I sogni si schiariscono, il corpo rifiorisce e nuove consapevolezze si fanno strada nelle loro menti.

“E’ questo posto, – disse lei annuendo. – Aiuta a comprendere. Non avete idea di quanto avrete capito prima di andarvene”.

Dopo la prima settimana di questo dolce idillio che ha riportato l’armonia nei loro cuori, Lotty, la più fiduciosa e audace del gruppo, decide di azzardare un’altra mossa. Sperando che il posto possa operare la propria magia anche sul marito illuminandolo sulla loro vita insieme, decide di invitarlo al castello di San Salvatore.

Come è immaginabile, l’arrivo di Mr Wilkins porta non poco scompiglio nelle giornate alla tenuta e fra le sue ospiti. Ma è solo l’inizio, perché presto altri gentiluomini giungeranno al castello spinti dalle più inaspettate motivazioni…

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Credits: Foto di Unsplash/Library of Congress

L’idea di catapultare rispettabili cittadini inglesi in scenari vacanzieri, soleggiati ed esotici al fine di farli spogliare di vecchie convenzioni e fargli riconquistare libertà perdute è stata usata spesso nella letteratura del secolo scorso.

Leggendo il perfido humour della von Arnim ho spesso ripensato ad un’altra penna affilata, quella di Noel Coward nel suo “Il viaggio della regina“. Ciò che tuttavia rende speciale “Un incantevole aprile” è che le sue protagoniste sono tutte donne e il romanzo è di conseguenza audacemente incentrato su tematiche femministe.

L’autrice sottolinea costantemente l’assurdità della condizione della donna del tempo, ingabbiata in quei pochi ruoli approvati dalla società: quello di moglie devota, quello di benefattrice al servizio della comunità e, infine, quello di donna-oggetto il cui valore risiede tutto nel titolo e nella bellezza, poste al servizio dei pretendenti.

Chiaramente, nessuna di queste condizioni veniva riconosciuta e retribuita come professione. Per le donne perciò, in mancanza di soldi propri, veniva meno anche la possibilità di essere padrone della propria vita. Queste tematiche oggi così ovvie e condivise erano molto rivoluzionarie per l’epoca ed estremamente care alle intellettuali contemporanee alla von Arnim.

Pochi anni dopo la pubblicazione di “Un incantevole aprile”, anche Virginia Woolf parlerà nel suo famoso saggio “Una stanza tutta per sè” dell’importanza per le donne di disporre di uno spazio proprio, fisico e mentale, e di denaro per poter essere economicamente indipendenti.

Ed è proprio uno spazio tutto per sè ciò che le protagoniste di questo romanzo trovano al castello di San Salvatore, un luogo dolce e luminoso, nel quale poter ritornare in contatto con i propri bisogni emotivi, i propri desideri e ripensare al proprio futuro.

Se a San Salvatore nessuno aveva mai sentito parlare di lei, se per un mese intero fosse riuscita a lasciarsi andare, a liberarsi di ogni cosa legata alla sua vita, se le fosse stato concesso davvero di dimenticare i legami, gli impegni e tutto quel chiasso, forse allora avrebbe potuto, in fin dei conti, fare qualcosa di se stessa. Avrebbe potuto pensare, schiarirsi le idee, giungere a una conclusione.

L’autrice confeziona un romanzo elegante, dal tono lieve ma pungente, che alterna momenti lucidi e introspettivi resi possibili dall’incantevole bellezza del paesaggio a siparietti comici dovuti invece all’insensatezza delle convenzioni sociali che anche le protagoniste faticano a scrollarsi di dosso.

Seppur la loro permanenza al castello sembri all’inizio fatta solo di oziose giornate trascorse a bere tè e ammirare la bellezza del glicine in fiore, nei cuori di ognuna si agita impetuoso il vento del cambiamento. Sarà il coraggio di ritrovare se stesse e ripartire dalla propria felicità ciò che le quattro inglesi troveranno nella magica atmosfera di “Un incantevole aprile“.

Tale è stato il successo di questo romanzo che, nel corso degli anni, è stato rappresentato in diverse forme. All’inizio divenne una commedia teatrale, successivamente ne sono stati tratti ben due film, uno nel 1935 e l’altro nel 1991 e, infine, è diventato persino un musical.

Nel caso siate curiosi di vedere la trasposizione cinematografica più recente, vi lascio qui sotto il link di Youtube. Ho trovato il film molto ben fatto, con attrici splendide e la giusta atmosfera. Tuttavia, qualche cambiamento nella rappresentazione dei personaggi mi ha lasciato perplessa. Gli uomini descritti dalla penna dell’autrice sono tutti piuttosto vanesi, inconsistenti e a volte persino meschini. Nel film, chissà perché, si è scelto di concedergli un ritratto decisamente più edificante.

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