Narrativa

Il gioco

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Due squattrinate imprenditrici

Nel 1922 Edith Nesbit pubblica “Il gioco“, una storia di emancipazione femminile e di sentimenti. Protagoniste di questo romanzo sono due cugine molto unite tra loro ma con caratteri ben diversi. Jane è una ragazza audace, caparbia e ottimista, mentre Lucilla ha un temperamento più dolce e timoroso. Conosciamo le due ragazze quando sono ancora adolescenti, nell’Inghilterra prima dello scoppio della Grande Guerra.

In una biblioteca, un giorno, Jane trova un libro in cui vi è una formula magica che promette di mostrare ad una fanciulla l’uomo che un giorno sposerà. Indomita, decide di andare di notte in un bosco e provare l’incantesimo. Per una bizzarra coincidenza John Rochester, giovane ingegnere e aspirante inventore, si trova a passare di lì e, nell’oscurità, i due si guardano per qualche fuggevole istante senza che Jane capisca che egli è lì in carne e ossa.

Passa qualche anno e ritroviamo Jane e Lucilla più cresciute e desiderose di scoprire il mondo. Una vecchia prozia ha lasciato ad entrambe delle cospique somme di denaro di cui disporre una volta raggiunta la maggiore età. Nell’attesa che ciò avvenga, le due ragazze frequentano una scuola nel Devonshire, la Saint’Olave, e i loro soldi vengono amministrati da un tutore, Mr Panton.

“A me non piace per niente qui” obiettò Jane. “Stiamo sprecando la nostra giovinezza, la nostra preziosa, dorata e irrecuperabile giovinezza. Io ho voglia di fare cose e vedere il mondo”

Un giorno, però, le fanciulle ricevono una lettera nella quale Mr Panton le informa che lasceranno la scuola immediatamente. Una macchina le verrà a prendere per condurle ad una destinazione misteriosa. In fibrillazione per l’inattesa ed emozionante notizia, Jane e Lucilla lasciano la Saint’Olave con la gioia di un uccellino liberato dalla gabbia. Finalmente le due ragazze potranno vivere avventure e fare esperienze.

Arrivate nella destinazione indicata da Mr Panton, tuttavia, le aspetta una brutta sopresa. In una breve lettera egli confessa di essersi dovuto allontanare in gran fretta dal Paese. Qualche investimento sbagliato di troppo ha fatto perdere all’uomo l’intera eredità delle ragazze ad eccezione di una casa, Hope Cottage, e di cinquecento sterline, bastevoli a sostenersi per qualche tempo.

Passato un primo momento di totale sconforto, Jane e Lucilla si rimboccano le maniche e cominciano a pensare a quale potrebbe essere una fonte di guadagno consona alle loro capacità. L’ideale sarebbe poter mettere su un’attività propria e il caso suggerisce alle ragazze un’idea che sembra quella giusta. Mentre iniziano le loro prime esperienze lavorative, ecco che nella loro vita riappare John Rochester con un’interessante proposta.

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Credits: Foto di Pexels/Suzy Hazelwood

Edith Nesbit è una famosa scrittrice inglese di libri per ragazzi tra i quali forse il più famoso è “I bambini della ferrovia”. Nella sua lunga e prolifica carriera ha pubblicato, però, anche diversi romanzi rivolti ad un pubblico adulto tra i quali vi è “Il gioco“. La bellezza di questa storia è che conserva molte caratteristiche che fanno pensare ad una favola: la spensieratezza e l’ingenuità delle protagoniste, l’intervento costante di un destino benevolo e lungimirante, la bontà dei sentimenti, una natura capace di curare ogni ferita e i “cattivi” che non sono poi tali.

Nonostante ciò, il romanzo è ben inserito in un preciso contesto storico. Le due protagoniste si trovano, infatti, a vivere in un’epoca di cambiamenti. La nuova generazione di donne voleva scrollarsi di dosso la rigidità delle convenzioni sociali che limitavano fortemente non solo la spontaneità dei rapporti tra le persone ma soprattutto le loro possibilità lavorative.

“Cos’è che dicevi sul matrimonio? Non importa. Non dobbiamo pensare a matrimoni, giovanotti, amore o altre sciocchezze del genere finché non avremmo avuto successo con gli affari”.

L’autrice fu un’attivista politica e questo suo romanzo è permeato di un chiaro messaggio sociale. La storia si svolge negli anni immediatamente dopo la fine della Grande Guerra. Anni in cui imperversava la povertà che segue ogni conflitto e in cui gli uomini che avevano servito al fronte si ritrovarono ad essere degli indesiderati al loro ritorno alla vita civile e al mondo del lavoro.

Nelle parole di Edith Nesbit, che fu co-fondatrice di un’organizzazione di stampo socialista, è evidente la convinzione che per risollevare l’economia bisogna dare opportunità a questi uomini. Essi, infatti, prima che la guerra dissestasse le loro vite, avevano un rispettabile impiego che sarebbero perfettamente in grado di riprendere se gliene fosse data l’opportunità.

Il piccolo universo contenuto in questo romanzo è un luogo in cui la bellezza è data dalla gentilezza che gli esseri umani mostrano gli uni verso gli altri. Le due protagoniste, Jane e Lucilla, non diventano imprenditrici solo per se stesse. Il loro obiettivo è diventare polo d’attrazione per la comunità in cui vivono, offrendo lavoro a chi ne ha bisogno e creando così una rete di relazioni umane e professionali.

“Ci sono molte più persone buone al mondo di quante uno abbia diritto di credere”.

Nonostante questo clima fiducioso, lungo la strada le ragazze incontrano anche difficoltà, gente disonesta e sentono spesso il peso delle decisioni da prendere che determineranno il loro futuro. Per fortuna non si fanno abbattere e, imparando dai propri errori, proseguono ottimiste e intraprendenti, tenendo sempre a mente una particolare filosofia di vita.

“Ieri sera abbiamo un po’ perso la testa e ci siamo scordate il nostro principio guida. La grande verità sulla vita. E cioè che la vita è un gioco, in ogni sua parte; anche quelle normalmente considerate serie, come i soldi e le preoccupazioni relative, e l’incertezza sul futuro. Se guardate dalla giusta prospettiva, ognuna di queste cose è un’avventura, un gioco. Finché abbiamo da mangiare e da vestirci, e un tetto sopra la testa, tutto quanto è un grande gioco. Per noi la vita deve essere tale, e come tale dobbiamo trattarla”.

Seppur raccontato con un tono ironico, lieve e privo di drammi, questo libro è a suo modo un romanzo di formazione. Jane e Lucilla, attraverso le avventure e disavventure cui vanno incontro, si confronteranno con il mondo del lavoro e degli affari e con quello dei rapporti umani in generale e con gli uomini in particolare, sempre ricco di incompresioni. Le due protagoniste, dapprima ingenue e un pò spaventate dalle complessità della vita adulta, acquisteranno man mano sicurezza e diventeranno padrone del proprio destino.

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