Narrativa

Ragazzo di Manhattan

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Una storia d’amore e ambizione

Toby McLean è il “Ragazzo di Manhattan” protagonista di questo romanzo che ci mostra uno scorcio d’America negli anni Venti. Toby ha ventisei anni ed è un giovane affascinante, allegro, spensierato e amante della vita che piace a chiunque lo conosca. Non possiede grandi mezzi economici, ma è una persona intelligente, piena di idee ingegnose, abituata a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà.

Vorrebbe fare lo scrittore, dunque per fare pratica e guadagnare qualche soldo decide di entrare nel mondo del giornalismo sportivo. Nonostante il lavoro lo assorba moltissimo, riesce comunque a ritagliarsi il tempo per scrivere dei racconti e proporli alle riviste letterarie. Quando però i suoi lavori vengono rifiutati, la fiducia che Toby ha sempre nutrito nelle proprie possibilità comincia ad affievolirsi.

Poi, un giorno, irrompe nella sua vita Anna Vaughn. Vediamo Anna attraverso gli occhi di Toby, indipendente, talentuosa, lanciatissima nella sua carriera. Lei è soddisfatta del suo lavoro di giornalista cinematografica anche se, ovviamente, spera che il futuro le riserbi nuovi e stimolanti scenari. Anna scrive, pubblica, viene contattata a destra e a manca. Scrivere in quantità e in maniera brillante le viene così naturale, che l’invidia comincia a pungere il cuore del nostro protagonista.

Nonostante questo, tra Anna e Toby è amore a prima vista e si sposano in fretta. Immaginano una vita insieme idilliaca, fatta di un forte sodalizio sentimentale e lavorativo.

“Se dovessimo sposarci! Già, è inevitabile che sarò un pessimo marito”.

“Oh! Senza dubbio”. I suoi occhi ridevano, e anche Toby rise, guardando in fondo ad essi; poi protestò: “Ma perché, dopotutto? Io credo invece che sarò un ottimo marito; un marito modello, ora che ci penso bene. Perché, stai a sentire: non sarò geloso. Nè prepotente. Nessuna pretesa di guidarti nelle scelte. Io credo nella personalità. Se c’è mai stata al mondo una donna dotata di personalità, quella donna sei tu. E io rispetterò sempre la tua personalità. E rispetterò il tuo lavoro e il tuo tempo e il tuo diritto di fare come ti piace. Se vorrai continuare a lavorare, bene. Se vorrai smettere, padrona di farlo. Non mi piacerebbe vederti far la cucina, o badare alla casa: ma se piace questa roba – non ti piace, vero? – farai come ti pare. Sarai libera, come adesso. Non ti chiederò che di vivere con me, e sorridermi ogni tanto, e permettermi di comprarti le scarpe, e fiori, e nastri per la tua Remington…”

Quando mettono su casa insieme però Toby non vuole sentire ragioni, sarà lui a occuparsi di tutte le spese. Tuttavia col suo stipendio di giornalista sportivo in due si sta stretti, così la coppia comincia ad accumulare debiti. Infastidita dall’impasse, Anna lo sprona a mettersi alla macchina da scrivere e lavorare seriamente al suo fatidico romanzo.

La posta in gioco a questo punto è molto alta, scrivere un romanzo significherebbe per Toby riconquistare prestigio agli occhi della moglie, saldare i debiti e coronare la sua ambizione letteraria. Nonostante il carico di aspettative lo appesantisca, Toby lotta con fatica per raggiungere lo scopo fino a che, però, persino il fato gli si mette contro.

Schiacciato da un improvviso senso di impotenza Toby molla di colpo la presa su tutto. Dando sfogo a tutte le insicurezze accumulate nel suo rapporto con Anna, si convince che lei non lo ami e non lo stimi e che lo trascuri per il suo lavoro e con altre compagnie.

Mentre ad Anna non resta che allontanarsi da lui, Toby inizia a stordirsi con l’alcol e scivola in uno stato di sciatteria che rischia di mandare a rotoli la sua vita e la sua carriera. In un momento così critico servirebbe il vecchio Toby McLean, quello che si rimbocca le maniche e agisce e trova soluzioni e ha voglia di farcela. Che fine ha fatto?

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Credits: Foto di Unsplash/The New York Public Library

Ragazzo di Manhattan” è un romanzo breve, dalla trama articolata, in cui i protagonisti attraversano momenti anche molto negativi dovuti a incomprensioni e sfiducia in se stessi. E tuttavia risulta leggero e delicato. Ciò è possibile grazie allo stile dell’autrice, Katharine Brush che, guarda caso, era una giornalista. La sua scrittura è lineare ed ironica.

Anche nei momenti più bui attraversati dai protagonisti la storia mantiene sempre un tono di fiducia e di speranza. Questo perché Anna e Toby non sono in fondo mai davvero soli nelle loro traversie, c’è sempre qualche amico che gli sta accanto e li aiuta e, inoltre, perché l’autrice ci mostra sempre le risorse che i due possiedono per rialzarsi anche da sé.

Toby e Anna fanno parte delle prime generazioni che dovettero far fronte al cambiamento strutturale che comportava l’emancipazione femminile nell’ambito lavorativo. Siamo nell’America che ancora non era stata colpita dal crollo di Wall Street perciò, soprattutto nelle grandi città come New York, tutto sembrava davvero possibile. La talentuosa e volenterosa Anna sente di potercela fare e lavora sodo anche se, ogni tanto, si fa prendere dai dubbi su dove riuscirà realmente ad arrivare con i suoi mezzi.

“Ho ambizione, capisce? Ridicola. E’ un motore interno che non mi lascia dormire. Ho paura che sia troppo potente per me, come un motore Rolls Royce in un telaio Chevrolet: mi sconquassa”.

Ma l’emancipazione può nascondere anche delle insidie. Anna è così compresa del suo ruolo di donna “nuova” che, parlando di infedeltà col marito, ostenta un cinismo che non le appartiene e inorridisce al pensiero di fare una “scenata da moglie” come la definisce lei stessa.

“Baceremo altre persone, tutti e due. Siamo giovani, belli, e questi sono i tempi in cui viviamo. Se non andremo mai incontro a infedeltà più serie saremo fortunati…”

Mentre quindi le donne come Anna facevano già i conti con il timore di adottare comportamenti appartenenti ad un modello femminile ormai rifiutato, gli uomini come Toby dovevano confrontarsi con le insicurezze dovute a questo cambio di equilibri. Neanche un uomo innamorato come lo è Toby riesce ad accettare serenamente che sua moglie sia più brava di lui e, cosa ancor più grave, che guadagni di più.

Ma non temete, Toby è una persona in gamba. Combatte con ogni mezzo i sentimenti di invidia e gelosia che si ritrova a provare per Anna. Lo vedrete crescere, evolversi. Forse la sua storia non rientra nei canoni del romanzo di formazione eppure, a mio avviso, in un certo senso è così. Da questo faccia a faccia con le proprie insicurezze Toby ne uscirà uomo. Anche se forse, per Anna e per noi, resterà sempre il “Ragazzo di Manhattan“.

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