Narrativa

Lampi d’estate

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Caos al Castello di Blandings

Lampi d’estate” è una commedia degli equivoci scritta da P.G. Wodehouse e pubblicata per la prima volta nel 1929. Questo romanzo è il primo libro del “Ciclo di Blandings“, ambientato nell’omonimo castello.

Siamo nell’Inghilterra degli anni venti e, precisamente, nella contea di Shropshire situata nelle Midlands occidentali. E’ un caldo luglio a Blandings Castle, antica e maestosa residenza di Lord Clarence, svampito nono conte di Emsworth.

La vita in campagna , con la sua mancanza di stimoli intellettuali, ha fatto sì che la naturale debilità di mente degenerasse a livelli di vera e propria scemenza. I suoi stessi parenti lo considerano praticamente un imbecille e a mio parere hanno tutte le ragioni.

Le giornate di Sua Signoria trascorrono piuttosto tranquille. Le uniche occupazioni, che lo impegnano immensamente, sono prendersi cura della sua scrofa da competizione, che porta il sontuoso nome di Imperatrice, e primeggiare sul rivale di sempre Sir Gregory Parsloe-Parsloe.

La vita al castello, però, non è sempre stata così priva di preoccupazioni. Infatti, quando era in servizio il vecchio segretario del conte, il signor Baxter, Sua Signoria viveva in un continuo stato di tensione, essendo costretto a guardarsi continuamente le spalle dalle sue vili imboscate.

“Quando c’era non si poteva mai star tranquilli un momento. Che seccatore! Sempre a pungolarmi. Sempre a dirmi di fare qualcosa. Sempre in agguato dietro tutti gli angoli con quei suoi odiosi occhiali lampeggianti, per farmi firmare delle carte quando avevo voglia di uscirmene in giardino.

Per sostituire quest’insistente scocciatore viene assunto un nuovo segretario personale, Hugo Carmody. Il giovane mostra un approccio al lavoro molto meno assilante del suo predecessore. C’è da dire che ciò è dovuto, in parte, al fatto che la sua attenzione è costantemente catalizzata dalla bella Millicent, nipote di Sua Signoria, con la quale egli intrattiene incontri segreti e fugaci negli angoli più discreti della tenuta. I due ragazzi sono innamorati l’uno dell’altra, ma mantengono segreta la relazione temendo che venga ostacolata.

Hugo vorrebbe poter sposare Millicent, ma la sua condizione di semplice borghese non può che frenarlo dal chiedere la sua mano. Il matrimonio non sarebbe certo gradito alla zia della ragazza, Lady Constance, che si aggira per Blandings con il portamento austero e sprezzante di chi ha la sensazione di essere circondato da un branco d’inetti. Oltre a Lord Emsworth, anche il fratello Galahad le dà pensieri. Libertino in pensione e pecora nera della famiglia, egli si appresta ad ultimare la stesura di un libro nel quale racconta le proprie, alquanto sconvenienti, memorie giovanili.

Perché Galahad in gioventù era stato un individuo notevole. Membro di diversi club di classe, non disdegnava compagnie meno elette ma più interessanti nei cabaret, nei varietà, nelle bische, nelle taverne e negli ippodromi. Gli allibratori gli davano del tu, le bariste ridacchiavano compiaciute alle sue spiritose galanterie. Amava le ore piccole, e i buttafuori si erano spesso disputati l’onore di sbatterlo fuori dai locali. Insomma era un uomo di quelli a cui non si dovrebbe insegnare a scrivere, e in tale sciagurato caso, impedirgli con voto unanime della Camera dei Lord di scrivere memorie.

Tutti gli aristocratici d’Inghilterra tremano al solo pensiero di essere citati nell’opera di Galahad come protagonisti di qualche disdicevole episodio e pensano, rabbiosamente, che scrivere queste memorie “è l’unica ambizione che gli resta nella vita, a quel miserabile fossile.”

Nel frattempo, scopriamo che Hugo Carmody e la malinconica Millicent non sono l’unica coppia impelagata in una relazione complicata. Il nipote di Lord Emsworth, Ronald Fish, è innamorato di una dolce ballerina d’avanspettacolo conosciuta a Londra. Rodendosi di gelosia per gli innumerevoli biglietti e mazzi di fiori che la fanciulla riceve dai suoi ammiratori, il giovane vorrebbe poterla sposare al più presto. Tutto ciò che gli occorre è un po’ di denaro per avanzare la sua proposta.

Come è logico supporre, il patrimonio di tutta la famiglia è concentrato nelle mani di Lord Emsworth, detentore del titolo, ed è quindi alla sua munificenza che bisogna rimettersi. Egli, che fin da ragazzo “aveva dimostrato un’intelligenza talmente scarsa da rasentare l’interdizione“, vive beatamente ignaro che tutti i suoi familiari vogliano qualcosa da lui.

Un giorno, a Blandings Castle, qualcuno rapisce inaspettatamente Imperatrice, sottraendola alle cure amorevoli del suo padrone e gettando quest’ultimo nello sconforto più nero. Chi avrà poturo compiere un simile gesto? Tutti sembrano convinti che sia stato Sir Gregory Parsloe-Parsloe, il vicino del conte e suo eterno rivale. A ben guardare, però, molti trarrebbero vantaggio da una simile impresa. Persino il maggiordomo Beach, al servizio di Sua Signoria da anni, sembra avere qualcosa da nascondere.

Il maggiordomo incombeva sopra un tavolo da tè come una montagna, fissando come in trance un vassoio di panini imbottiti di acciughe: e al nobile Galahad venne fatto di pensare, non per la prima volta nel corso degli ultimi tempi, che l’eminente servitore avesse qualcosa in mente. Sembrava infatti in preda agli stressanti effetti di un impegno logorante e segreto, come se avesse ammazzato qualcuno e temesse che ne rinvenissero il cadavere.

E’ così che, nella concitazione generale seguita alla sparizione del blasonato maiale, il castello si popola improvvisamente di molti ospiti, alcuni attesi altri inaspettati: un detective privato che indaghi sulla sparizione di Imperatrice, una giovane ereditiera americana in visita – che tutti sembrano già veder sposata a Ronald – e persino Baxter, il vecchio segretario del conte. Il caos è assicurato!

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Credits: Foto di Unsplash/British Library

P.G. Wodehouse è un fuoriclasse nel saper intrecciare le vicende dei suoi personaggi in una rete sempre più fitta di bugie, equivoci, tradimenti, rivalità e litigi. Ma il tutto avviene come fosse un gioco in cui non vi è nulla di serio ed irreparabile. Si solleva un gran polverone ma, come avviene in qualunque commedia, alla fine ogni cosa va per il verso giusto.

Nonostante a Blandings avvenga un furto non aspettatevi di leggere un giallo. Il lettore è da subito a conoscenza di chi sia il rapitore della povera scrofa e si diverte ad osservare il parapiglia che ne consegue. La satira prodotta dalla penna dell’autore, che ironizza sui vizi e le debolezze della vecchia classe nobiliare, è sempre accorta e irresistibilmente irriverente.

Questo mondo dipinto da Wodehouse, così ancorato alla propria vita agiata e sonnacchiosa, priva di qualsivoglia pensiero possa affliggere chiunque debba “guadagnarsi la pagnotta”, viene contrapposto sempre alla vivace Londra, capitale degli affari, dei divertimenti, delle novità e del movimento.

Ne esce fuori un ritratto a dir poco canzonatorio in cui, la vecchia generazione è impegnata a mantenere lo status quo, fare matrimoni adeguati al proprio rango e guardarsi dalle invidie e rivalità coi vicini. I più giovani, invece, da un lato fanno di tutto per poter continuare a beneficiare dello stile di vita offerto dai loro ricchi parenti, dall’altro sono irrimediabilmente attratti dalla vita sfavillante e divertente della città.

Il povero Lord Emsworth, ultrasessantenne, vorrebbe essere lasciato in pace a vivere nella sua tenuta, occupandosi di giardini e competizioni suine. Lo stuolo di parenti che gravita con indomita tenacia attorno al suo titolo, gli genera non poca confusione. Nemmeno stare rintanato nel proprio angolo di mondo, sperduto in campagna, lo protegge dall’arrivo improvviso di scocciature, problemi e gente stramba. Ogni cosa sembra abbattersi su Blandings come un fulmine a ciel sereno, come “Lampi d’estate“.

4 pensieri su “Lampi d’estate”

  1. Annamaria dice:

    Sono molto incuriosita da questo racconto, tanto che ho deciso che sarà la mia prossima lettura. Lo compro!!!

    1. Ludovica dice:

      Mi fa molto piacere, spero ti diverta quanto ha divertito me! La bellezza dei libri di Wodehouse non sta tanto in ciò che succede, quanto piuttosto in come viene raccontato 🙂

  2. Annamaria dice:

    Infatti, mi sono ritrovata in teatro ad applaudire ad una commedia brillante. Ottima scelta 👏🤩

    1. Ludovica dice:

      Beh, con questo successo non posso che darti un caloroso benvenuto nella community di Librilliant!
      Se ti è piaciuto Wodehouse credo apprezzerai anche il libro che sto leggendo adesso e che recensirò a breve…

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