Narrativa

Aria di tempesta

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Un manoscritto in pericolo

Aria di tempesta” pubblicato nel 1933 è il secondo libro del ciclo di Blandings scritto da P. G. Wodehouse e gli eventi in esso narrati fanno seguito a “Lampi d’estate“.

E’ giunta la fine dell’estate al Castello di Blandings e il nobile Galahad ha deciso di rinunciare a veder pubblicate le sue preziose Reminiscenze, frutto di tanto impegno e fatica. La sua opera sembra destinata a rimanere chiusa in un cassetto come condicio sine qua non affinché venga approvato il matrimonio di una giovane coppia che gli sta molto a cuore, quella del nipote Ronnie e della fidanzata Sue.

I due innamorati avrebbero però bisogno anche della benedizione di lady Constance e, sopratutto, del denaro dello svampito Lord Emsworth, colui che detiene non solo il titolo ma l’intero patrimonio da cui dipendono tutti a Blandings. Come sempre, invece, quest’ultimo vorrebbe essere lasciato fuori dalle faccende mondane e potersi così occupare solo della sua amata scrofa Imperatrice.

Visto che c’è un matrimonio che non s’ha da fare, al Castello arrivano i rinforzi. Lady Julia, madre del promesso sposo, appresa la sconvolgente notizia che il proprio figlio è intenzionato a sposare nientemeno che una semplice ballerina si precipita a Blandings per farlo rinsavire. Bisogna salvare il ragazzo e il buon nome della famiglia.

Tipi tosti, il contingente femminile del Castello di Blandings. Strano quanto sono più micidiali dei maschi. Guarda il vecchio Emsworth…il vecchio Gally…il giovane Freddie…non hai ancora conosciuto Freddie, vero? Beata te. E dall’altra parte ci sono questa Julia, quella Constance, e un sacco di altre, tutte serpi velenose. Quando conoscerai meglio la famiglia scoprirai che ci sono dozzine di zie che non hai ancora sentito nominare; un’orda di zie sparse per tutta l’Inghilterra, e ognuna la peggiore iena della propria contea. E’ una specie di segno di famiglia.

Così Ronnie è davvero nei pasticci, ma non è l’unico. Appena licenziato dal suo precedente lavoro, Monty Bodkin si trova nella necessità di trovare un nuovo impiego che duri almeno un anno e non per bisogno di sostentamento bensì perché, come lui stesso dice a chi gli chiede spiegazioni, vi è “tutto un ingranaggio” che lo tiene in scacco. Quando il suo amico Hugo Carmody gli confida che il suo vecchio posto di segretario personale di Lord Emsworth è ancora vacante, un pensiero si fa strada nella mente del giovane Bodkin.

Le menti come quella di Monty Bodkin magari non lavorano a grande velocità, ma sono soggette agli stessi processi inconsci di quelle di uomini più gravati dal peso di un cervello. Sin dall’istante in cui Hugo aveva detto di aver lavorato come segretario del Conte di Emsworth, nella mente di Monty Bodkin si era formata una sorta di idea nebulosa che nelle pieghe di quella notizia ci fosse un importante messaggio, ma dove, estattamente, non lo sapeva. Poi il suo inconscio aveva dato un’occhiata al problema, e ora aveva comunicato la soluzione al quartier generale.

Sembra la soluzione perfetta, ma in realtà vi è un impedimento. Monty è il nipote di sir Gregory Parsloe, accerrimo nemico e rivale di Lord Emsworth in materia di scrofe da competizione. Questo particolare non renderebbe certo il giovane ben visto al Castello, soprattutto adesso che Lord Emsworth teme come non mai che qualcuno possa far di nuovo del male alla sua scrofa. Persino la presenza della bella Sue a Blandings potrebbe rivelarsi un problema: Monty è una sua vecchia conoscenza e ciò potrebbe scatenare la gelosia di Ronnie.

“Mia cara figliola”, disse il nobile Galahad con fermezza, “se un uomo che non sa di potersi fidare di te non è un perfetto idiota, che tipo di idiota è?”

In tutto questo intricarsi di faccende l’oggetto che rappresenta per tutti la chiave di volta per una soluzione ai propri piani sarà nientemeno che il manoscritto di Galahad. In molti avranno interesse ad impossessarsene, chi per bruciarlo e chi invece per assicurarsi che venga pubblicato.

Mentre il tempo di fine estate scende impietoso su Blandings con cieli grigi, umidità che satura l’aria, improvvisi scoppi di temporali, l’atmosfera si fa sempre più opprimente. Nella caccia al tesoro per trovare il famigerato manoscritto si creeranno inaspettate alleanze e voltafaccia. Ma, alla fine, chi riuscirà a rubarlo?

Lì, a distanza di braccio dal manoscritto, con la via libera e un taxi che ancora lo attendeva di fuori, stava seriamente contemplando la possibilità di ranfare e sprintare verso la porta.

Credits: Foto di Pexels/Suzy Hazelwood

Con “Aria di tempesta” posso dire di essermi definitivamente affezionata agli strampalati personaggi del ciclo di Blandings. Ho piacevolmente ritrovato tutti i personaggi del precedente romanzo, anche se alcuni di loro sono meno protagonisti in questo episodio, e ne ho conosciuti di nuovi che non vedo l’ora di rincontrare nel prossimo. Le loro vicende, alquanto futili e sopra le righe, riescono sempre a divertirmi e a farmi trascorrere del tempo in compagnia di una serie di mattacchioni con i quali avrei volentieri fatto comitiva.

Nonostante ciò, non so davvero come spiegare la mia passione per i libri di Wodehouse. In fondo, questo suo mondo fatto di giovani ricchi perdigiorno, temibili zie, maggiordomi onniscenti e codici di comportamento da noblesse oblige sembra oggigiorno quanto mai anacronistico e potrebbe quindi essere privo di qualsivoglia attrattiva. E invece riesce a tenermi incollata alle pagine.


Dipende ovviamente dal fatto che Wodehouse costruisce meccanismi comici e narrativi perfetti, dal ritmo serrato, nei quali sbrogliata una matassa se ne ingarbuglia subito un’altra. Non ci sono mai tempi morti nella sua narrazione sempre scanzonata, fresca e buontempona.

I suoi personaggi si muovono in una società d’altri tempi nella quale contano titoli, distinzioni di classe e cospicue eredità. Per mantenere il proprio status privilegiato, ma anche lo status quo di quel modo di vivere già all’epoca in declino, si combattevano agguerrite battaglie senza però dimenticare mai le buone maniere.

Il problema delle maniere di Eton, come con le rivoltelle, è che bisogna trovarsi dalla parte giusta.


Aria di tempesta” non è certo quel tipo di lettura dalla quale si possa trarre chissà quale filosofica lezione esistenziale. La trama è priva di dramma e la psicologia dei personaggi non viene approfondita più di tanto, anche perché non è quello lo scopo dell’autore. Eppure, a ben guardare, c’è forse qualcosa di ancora più importante che si potrebbe apprendere da quel geniaccio di Wodehouse: il mestiere di scrivere.

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