Narrativa

Avanti, Jeeves

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Un esilarante duo comico

Avanti Jeeves” fa parte di un ciclo di romanzi di genere umoristico scritti dal celebre P. G. Wodehouse dedicati al divertente duo formato da un giovane nobile, Bertie Wooster, e il suo cameriere personale Jeeves. “Avanti Jeeves” è una raccolta di racconti e non è il primo libro della serie in ordine di pubblicazione. Tuttavia, dato che contiene in esso il racconto che narra la presa di servizio di Jeeves, ho deciso di iniziare da qui la mia avventura in compagnia di queste due sagome.

Siamo nella Londra degli anni Venti e Bertie Wooster è il “tipico esemplare di un’aristocrazia inutile e in declino“. Bertie e la sua cerchia di amici e conoscenti conducono tutti lo stesso stile di vita: vivono di rendita, mantenuti da vecchi zii e zie, e questo permette loro una vita all’insegna del sollazzo. Immaginate mattinate passate a dormire fino a tardi per poi, con calma, mettersi in moto verso sera in tempo per qualche festa, invito a cena o giro nei locali notturni. Una vera pacchia.

Questa vita idilliaca potrebbe però essere bruscamente interrotta dalla vita coniugale, motivo per cui una delle due principali attività perseguite da questi scapoli d’oro è cercare di evitare il più possibile di essere ammogliati. L’altra loro attività principale è invece cercare di mantenere lo stile di vita che conducono, evitando quindi di contrariare i loro parenti benefattori. Essi potrebbero infatti, da un momento all’altro, tagliar loro i viveri costringendoli, orrore degli orrori, a trovarsi un lavoro.

Questi vecchi zii e zie sono esemplari delle generazioni precedenti, gente tutta d’un pezzo che ha costruito fortune grazie a investimenti all’estero. L’ultima cosa che gradirebbero sarebbe vedere che il loro impero viene dilapidato dalla bisboccia senza carattere dei loro nipoti.

Ecco perché, quando sente di averne combinata una di troppo rischiando l’arresto o lo stigma sociale, Bertie fa le valigie e lascia Londra in attesa che si calmino le acque nascondendosi in campagna o addirittura all’estero, nella Grande Mela. Tutto ciò per sfuggire all’ira della temutissima zia Agatha, di cui incontra infinite repliche nelle zie dei suoi stessi amici.

Era una di quelle donne che, non so come, paralizzano le facoltà di un individuo. Mi faceva sentire come se avessi dieci anni e mi avessero portato lì col vestito della domenica a dire buongiorno.

Lo stile di vita e gli obiettivi comuni fanno sì che tra Bertie e i suoi amici ci sia un forte legame di solidarietà. Bisogna aiutarsi a vicenda per far fronte a vecchi zii e zie dal dente avvelenato o fanciulle che cercano di incastrarti in un matrimonio. Ecco perché alla porta di Bertie si presenta sempre qualche amico disperato, cacciatosi in una situazione intricata e solitamente senza via d’uscita. Bertie ha davvero un cuore d’oro, non lascerebbe mai un amico al suo destino senza provare ad aiutarlo. Ciò che gli manca tuttavia sono le idee. La peculiarità più irresistibile di Bertie Wooster è infatti quella di essere ingenuo, svampito e di mancare di prontezza di spirito.

Cercai di pensare a qualcosa da dire, ma non mi venne in mente nulla. Bisogna avere una fronte parecchio più spaziosa della mia per parare un colpo simile. Spremetti le vecchie meningi fino a farle scricchiolare, ma fra il collo e la riga dei capelli non si mosse niente.

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Credits: Foto di Pexels/Suzy Hazelwood

Per fortuna ad accorrere in suo aiuto c’è lo scaltro e onnisciente Jeeves, il suo cameriere personale. Prende servizio nel primo racconto della raccolta, una mattina che Bertie è a letto in preda ad una colossale sbornia. Col suo passo felpato Jeeves si dirige in cucina e gli prepara una brodaglia miracolosa che lo rimette subito in sesto. Da quel momento il sodalizio è indissolubile. Per fortuna, e al contrario di Bertie, Jeeves ha un cervello finissimo, da stratega, quasi da manipolatore. Con il suo immancabile contegno sdegnoso suggerisce sempre una via d’uscita ai guai del suo signore e dei suoi amici.

A volte mi chiedo perché un genio come lui si accontenti di dedicare il suo tempo a stirarmi i vestiti e così via. Se io avessi metà del cervello di Jeeves, mi candiderei a fare il primo ministro o qualcosa del genere.

Ciò che Bertie non immagina è che l’intelligenza di Jeeves possa consentirgli il superamento delle gerarchie. Con le sue idee e soluzioni ingegnose, Jeeves si rende così indispensabile al giovane nobile da prendere in un certo senso il comando della loro vita. Bertie si ritrova a cercare di non contrariare Jeeves in nessun modo per non cadere dalle sue grazie. Uno dei maggiori motivi di orgoglio di Jeeves, ad esempio, riguarda l’abbigliamento del suo signore che deve essere sempre impeccabile e rispettare le regole formali che si convengono. Inutilmente Bertie cerca di metter bocca su quale camicia indossare, che pantaloni o quali calzini: sarà sempre e solo Jeeves a decidere per lui a suon di occhiatacce di rimprovero.

Dovete sapere che avevo deciso, a torto o a ragione, di farmi crescere i baffi, e questo lo aveva punto sul vivo. Non gli andava giù assolutamente, sicché da allora vivevo in un’atmosfera satura di disapprovazione e cominciavo ad averne le tasche piene. Voglio dire, non c’è dubbio che in certe questioni di abbigliamento il giudizio di Jeeves è senz’altro valido e va seguito, ma a me pareva un tantino eccessivo che si mettesse a rivedere e correggere la mia faccia oltre al vestiario. Nessuno può accusarmi di essere un tipo irragionevole, e non si contano le volte in cui sono stato docile come un agnellino quando Jeeves mi bocciava un abito prediletto o un’amata cravatta. Ma quando si arriva al punto che un cameriere avanza pretese sul vostro labbro superiore, non si può che tirar fuori la grinta del bulldog e sfidare il bruto.

Ciò che rende questi racconti esilaranti è proprio il rapporto tra i due protagonisti. Bertie e Jeeves sono come una vecchia coppia sposata, con tanto di battibecchi e silenzi ostili ma anche complicità e affetto. Questo tranquillo ménage da scapoli piace in fondo ad entrambi sicché, avendo trovato in esso un equilibrio soddisfacente, fanno in modo di non sconvolgerlo più di tanto.

L’ultimo racconto di questa irresistibile raccolta è narrato dal punto di vista di Jeeves. Col suo proverbiale sangue freddo affronta uno dei contretemps nei quali sono soliti inciampare i due. Possiamo così apprezzare Jeeves all’opera in tutta la sua maestria mentre ordisce uno spietato piano, questa volta ai danni del suo stesso signore.

I datori di lavoro sono come i cavalli. Hanno bisogno di essere guidati. Fra coloro che attendono al servizio personale dei signori, alcuni hanno talento per la guida, altri no. Io, sono lieto di dirlo, non posso lamentarmi.

Le trovate di Jeeves sono generalmente tanto ingegnose quanto poco ortodosse. Tuttavia, per controbilanciare la spensierata capacità di Bertie Wooster di cacciarsi in situazioni assurde, serve necessariamente un consigliere come Jeeves.

Ogni singola volta il povero Bertie, che ha “l’immaginazione di un facocero“, interpella il suo fido cameriere personale per uscire dall’impasse. Jeeves, sempre cauto nell’esprimersi, esita nell’esporre la sua trovata schiarendosi la gola con un piccolo colpo di tosse. Bertie, conoscendo il soggetto, è curioso come lo è anche il lettore di sentire il suo piano e lo incoraggia a parlare: “Avanti, Jeeves“!

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