Narrativa

Merry Hall

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Un rifugio felice

Dopo aver trascorso alcuni anni in India, nel 1946 Beverley Nichols decide di rientrare in Inghilterra. Stanco del caos cittadino, vuole comprare una bella casa in stile georgiano immersa nella campagna inglese. Un rifugio tranquillo nel quale poter continuare a scrivere i suoi articoli e, nel tempo libero, dedicarsi al giardinaggio.

Dopo qualche visita infruttuosa, finalmente gli capita sotto il naso l’annuncio di una proprietà che sembra fare al caso suo. Così va a darle un’occhiata.

Adoro entrare nelle case abbandonate, arrampicandomi dalla dispensa ed esplorando in punta di piedi nel silenzio interrotto solo dal cinguettio dei passeri che saltellano nell’edera, dall’altro lato delle finestre incrostate…il tutto con la paura costante che da un momento all’altro possa arrivare un vecchio acido a chiedermi cosa diavolo sto facendo. Non si dovrebbe mai andare a fare una passeggiata in campagna senza l’intenzione di visitare una casa abbandonata.

Appena imboccato il vialetto, con Merry Hall è amore a prima vista. La casa è molto grande, piena di stanze e di potenziale. La sua eleganza georgiana è stata però intaccata da orrende carte da parati e discutibili interventi strutturali attuati dal precendente proprietario. Nichols ribattezzerà affettuosamente queste modernità come “la Verruca” e “l’Escrescenza” a sottolinearne l’armoniosità rispetto al contesto.

Fissai quel bovindo attraverso la siepe; mi fissò anche lui; capimmo subito di essere acerrimi nemici.

Il giardino, invece, è una selva intricata di rovi e sterpaglie, ma è tutto ciò che sperava di trovare: una tela bianca tutta da dipingere. La proprietà conta anche un frutteto e delle serre e, quindi, per Nichols vi è tutto lo spazio per piantare un orto e coltivare le proprie verdure.

Anche nel giardino aleggia ancora lo spirito del precedente proprietario, sotto forma di orrendi gnomi e siepi innaturalmente triangolari. La tentazione di far sparire tutto con un solo colpo di piccone è grande, ma Nichols deve essere cauto e fare in modo di non ferire i sentimenti di Oldfield, il vecchio giardiniere della tenuta. Egli, infatti, ha solo ricordi commossi del precedente datore di lavoro e vuole lasciare ogni cosa da lui fatta così com’è.

Oltre a questo, appena si sparge la voce di un nuovo inquilino a Merry Hall le vicine più curiose e pettegole non tardano a bussare alla porta. Fra tutte la temibilissima Miss Emily Kaye, tenacemente insistente e ficcanaso, è certamente la più molesta con le sue assurde richieste e le continue lettere.

Poi arrivano anche gli amici i quali, invitati a passare qualche giorno, sono più che disposti a dare anche una mano nella ristrutturazione. Soprattutto quando l’obiettivo è distruggere.

Carissimo, mi stai forse dicendo che vuoi che butti giù qualcosa? E che sradichi delle piante? Ma non vedo l’ora! Come ti trovo?

Se l’idea iniziale era quella di starsene a Merry Hall in completa e rilassante solitudine, Nichols dovrà ben presto rivedere i suoi piani: la tenuta si trasforma in poco tempo in un caotico andirivieni di gente.

E tutti sembrano ugualmente contrari alle modifiche – anzi ai miglioramenti! – che Nichols vuole attuare. E più si vede ostacolato nei suoi piani e maggiormente gli sembra che gli obbrobbri di cui vorrebbe disfarsi si ergano con trionfale aria di vittoria.

E’ il caso della siepe di agrifoglio che a suo dire deturpa la facciata principale della casa. Mentre è seduto in giardino e manda giù in allegria un bicchiere di champagne dopo l’altro insieme ad un amico, le cose prendono una piega inaspettatamente risoluta…

Brindammo. Lo champagne mi va inevitabilmente alla testa con la velocità di un razzo, e lì esplode in una pioggia di bellissime stelle scintillanti. Quando lanciai un’occhiata alla siepe qualche minuto più tardi, mi accorsi con sorpresa che era improvvisamente cresciuta di almeno mezzo metro e che era diventata di qualche tono più scura.

“Sai che ti dico, credo che dovremmo davvero tirarla giù”.

Nichols ci racconta con irresistibile ironia le avventure e disavventure trascorse nella sua amata Merry Hall. Tra siparietti comici con l’insopportabile vicina e col burbero giardiniere, incendi, progetti di ambiziose fontane e improvvise ossessioni per le urne ornamentali, riuscirà a dare forma al giardino dei suoi sogni?

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Credits: Foto di Pexels/Suzy Hazelwood

Merry Hall” viene pubblicato nel 1951 quando Beverley Nichols ha già trascorso cinque anni nella sua splendida dimora, in compagnia dei suoi due gatti siamesi.

Durante questo periodo scrive queste “pagine leggere”, come lui stesso le definisce, tra le quali si respira amore e rispetto per la natura e che celebrano la pazienza di veder crescere ciò che si è piantato e l’orgoglio di vedere il risultato.

Questo libro, a questo punto l’avrete senz’altro capito, non è affatto un libro; è una passeggiata in un giardino, in inverno e in estate, sotto la pioggia e sotto il sole e, se andare in giro per un giardino vi annoia, avrete già abbandonato la lettura da un bel po’. Quindi né io né voi abbiamo motivo di preoccuparci.

Un libro arioso e rigenerante che mostra come la vita in campagna ruoti attorno a quattro elementi: la terra umida e ricca di vita, l’aria densa dei profumi dei fiori, il fuoco dei falò e dei caminetti accesi e l’acqua fresca delle fontane.

Il giardino è un rifugio dal mondo esterno, dalle persone e dal caos che agita l’Inghilterra del dopoguerra. Al suo interno c’è solo la natura dispensatrice di attimi di bellezza, armonia e pace. E tutta quella meraviglia chiede di essere condivisa.

Per quanto siate di natura solitaria, per quanto siate poco inclini a dare feste e intrattenere ospiti, non trovate che ci siano dei momenti in cui sembrano essere i piselli odorosi stessi a mandare gli inviti per il tè o che siano gli iris in persona a informarvi con tono deciso che saranno <in casa> domenica pomeriggio? […] Sarà anche un’idea piuttosto eccentrica […] ma ai fiori piace tanto; quando tira aria di festa si ravvivano.

Ed ecco che scopriamo come un giardino serva a rimettere ordine nel mondo, a fare il punto della propria vita e ad aprirsi a nuove conoscenze. Nichols lo sa bene, prendersi cura della natura che ci circonda equivale a prenderci cura di noi stessi. Ne sono testimoni tutti i giorni felici passati a “Merry Hall“.

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